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COMUNE DI GROSSO CANAVESE

COMUNE DI GROSSO CANAVESE

Piazza IV Novembre n.13 - 10070 GROSSO (TO)
Tel. 011.9267689 - Fax 011.9269626

Sito web:
http://www.comune.grosso.to.it

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Grosso Canavese RicettoLa fondazione di Grosso si colloca nel tardo medioevo, probabilmente sul finire del XII secolo: il primo documento storico che nomina la Parrocchia di Grosso è del 1209. Sui territori paludosi della sponda sinistra della Stura di Lanzo vennero edificati quattro ricetti: Nole, Villanova, Liràmo e, Grosso. Il ricetto è struttura difensiva medievale tipica della parte orientale del Piemonte.

I feudi delle terre che, dopo una bonifica dovuta a naturali cambiamenti climatici, divennero molto fertili furono affidati a vassalli imparentati con la schiatta dei marchesi del Monferrato. È probabile che non solo i signori, ma anche i primi coloni provenissero dal basso Monferrato o dal Vercellese, stanti alcune peculiari caratteristiche del dialetto. Insieme col ricetto, venne edificata una casa padronale, impropriamente chiamata "castello": di ambedue le costruzioni, rimangono alcuni tratti della cinta muraria originale. Della stessa epoca è anche la fondazione della Chiesa parrocchiale, dedicata a San Lorenzo: nonostante numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti - a partire dal 1719 - che ne hanno resa poco leggibile la struttura e la storia, la navata centrale è ancora quella della sua fondazione duecentesca. Dopo l'incendio (1326) del ricetto di Liràmo, alla parrocchia di Grosso furono assegnate anche quelle terre: da quel giorno, la Chiesa parrocchiale è intitolata ai santi Lorenzo e Stefano (Stefano era il patrono di Liràmo).

Nel territorio di Grosso insiste anche un'altra chiesetta, di almeno cent'anni precedente alla parrocchiale: è la chiesa di San Ferreolo, di fondazione benedettina. Essa fa parte di una sorta di camminamento prolungato dall'abbazia di San Mauro (alle foci della Stura di Lanzo) lungo il contrafforte dell'altipiano delle Vaude fino all'imbocco delle valli di Lanzo, ai margini dunque della pianura fluviale della Stura: questo cammino in terre semipaludose consentiva ai monaci benedettini sanmauresi di recarsi nelle valli, per evangelizzare le indigene popolazioni celtiche. In San Ferreolo (l'intitolazione al santo francese è trecentesca) sono stati rinvenuti negli anni '70 pregevolissimi affreschi che gli studiosi hanno fatto risalire alla scuola svizzera di Reichenau.

Verso la metà del XVII secolo, la signoria di Grosso viene acquisita dal conte Francesco Armano (o Armani), medico ciriacese d'origine umbra, il quale fa radere al suolo l'antico "castello", conservando tuttavia la cappella gentilizia presso la quale sostò, durante almeno una delle sue due traslazioni cinquecentesche da Chambéry a Torino, la Sacra Sindone (alla quale la cappella è dedicata). In luogo dell'antica costruzione, l'Armano fa edificare una tipica dimora seicentesca, luogo di soggiorno e di delizie, memore forse di qualche ricordo mantovano che lo porta a far affrescare finanche una Sala delle Muse, destinata a performances liriche e musicali che probabilmente mai avvennero. Ad affrescare riccamente le sale di Palazzo Armano, che domina la piazza principale, intervennero i Maestri Campionesi: rarissima testimonianza nel Piemonte occidentale della loro opera. Il Palazzo Armano è di proprietà privata; dopo decenni d'incuria, è stato recentemente restaurato.

L'economia del paese, che fino alla metà del XIX secolo era stata prettamente agricola, conosce proprio in quegli anni una svolta determinante. Vuole la leggenda che sia stato il parroco dell'epoca, don Pietro Mellica, ad insegnare ai grossesi l'arte della fabbricazione di seggiole e tavoli. A tutt'oggi, l'economia di Grosso si regge su quel tipo di artigianato, contando numerose botteghe a conduzione familiare di lavorazione del legno. Quest'attività ha raggiunto il suo culmine tra gli anni '50 e '60 del '900, portando il piccolo Comune a raggiungere una fama nazionale. Su questa radice artigianale si innerva l'inizio dell'attività della Gufram, azienda che a partire dagli anni '60 ha significativamente inciso nella storia del design internazionale proprio nella produzione di divani, poltrone ed altri oggetti d'arredamento.

 

LUOGHI DI INTERESSE ARTISTICO E STORICO


Castello GrossoCastello

II castello di Grosso, situato sulla piazza principale del paese, è un monumento notevolissimo dell'architettura barocca piemontese del Seicento.
Il fabbricato, di proprietà privata, si compone essenzialmente di un grande braccio di fabbrica a tre piani, che prospetta verso la piazza principale del paese.
A sinistra dell'edifìcio principale si innalza un braccio di soli due piani, terminato da una cappella gentilizia la cui facciata, sobria e corretta, prospetta anch'essa la piazza.
Il profilo della facciata, interrotta dalle torricelle pensili e dal torrione centrale, è variato e interessante; la giudiziosa distribuzione delle masse, costante preoccupazione dei vari architetti, risulta movimentata dai grandi avancorpi, che, per la cornice sporgente, contribuiscono a segnare strisce e pezze di ombra sul prospetto dell'imponente edificio.
A sinistra dell'androne è disposta la scala a quattro rampe, sostenute da volte a collo d'oca, mentre i pianerottoli poggiano su colonnette.
Le pareti della gabbia in molti tratti presentavano forse delle pitture; rimane ancora vicino alla porta che, al piano nobile, da accesso al salone d'onore la figura di un alabardiere riccamente vestito, interessante saggio di costume secentesco.
L'interno del castello, contrastante con la sobrietà esteriore, è fastoso e ricorda il lusso e lo splendore della vita seicentesca.
Gli ambienti del pian terreno sono coperti da volte dipinte con motivi del Rinascimento e seicenteschi.
Il grandioso salone al piano nobile, in posizione non centrale, impressiona per la sua fastosa decorazione. Esso è coperto da un soffitto in legno a cassettoni, adornati da rosoni.
Il tono dell'ornamentazione è molto chiaro: travi, travicelli, rosoni in grigio con esili filetti oscuri che ne sottolineano le membrature, ciò avvantaggia la sala nell'effetto della sua altezza.
La composizione e il disegno caratteristico del Seicento per la ricchezza delle cornici, medaglioni e per gli atteggiamenti contorti delle figure, appaiono talvolta non certo perfetti.
La pittura però in complesso è assai commendevole e adempie perfettamente al suo scopo decorativo, di cui nel Seicento ancora si preoccupava l'artista.
Il salone adiacente è pure mirabile per il suo bellissimo soffitto a cassettoni e rosoni in chiaro e per un altro fregio dipinto che corre sotto di esso.
Entro medaglioni bronzei sono effigiate varie figure di putti e cariatidi. Le cornici e i cartocci che li circondano, trattati con fare largo e disinvolto in tinta chiara, sono pure molto belli. Sono rappresentate le quattro età auree.
Molti altri locali del castello sono adornati di pitture.
Una lapide marmorea, conservata e murata nella cappella gentilizia dedicata alla S. Sindone, ci ricorda gli autori e la data della ricostruzione del castello: "I fratelli Giovanni, Giacomo e Bernardino Armano conti di Grosso e Villanova nel 1655 ricostruirono dalle fondamenta il Castello medioevale che era cadente per vetustà, rivendicando la potestà su Grosso che da tre secoli apparteneva ai loro maggiori e costrussero la Cappella intitolata alla S. Sindone".

 


Chiesa Romanica di San FerreoloChiesa di San Ferreolo

In mezzo ai campi, circondata da pochi arbusti, ai piedi della salita che porta alla regione Pianetto, la chiesa di S. Ferreolo pare una casetta dimenticata per istrada dagli abitanti di Liramo in fuga verso il borgo di Grosso.
Vi si accede attraverso una stradicciuola di campagna, che si innesta sulla destra della provinciale per Corio, all'altezza del pilone del «fondo della ripa», all'inizio esatto della salita per il Pianetto e la Vauda.
La stradicciuola, che viene comunemente chiamata dalla gente del paese «strada di S. Ferreolo», per un buon tratto procede perpendicolarmente alla provinciale, poi, all'altezza della cascina Barutello, volge a destra verso i prati.
L'esterno della chiesa dice poco al visitatore improvvisato o sprovveduto di nozioni architettoniche.
L'interno, sia nell'abside che in tutta la parete Nord, è graziosamente affrescato con dipinti, un tempo coperti da rudimentale imbiancatura ed ora riportati al primitivo splendore dal pittore Cesare Perfetti di Torino, dietro iniziativa del parroco di Grosso Don Giovanni Pugnetti, il quale non si accontentò dei restauri interni, ma volle riportare anche l'esterno della chiesetta alle sue linee originali.
Da un primo sguardo d’insieme si può concludere con certezza che ci troviamo tra i secoli XIV e XV, quando arte e fede sono ancora unite in un abbraccio stretto ed indiscusso e il «gotico internazionale» si impone o si allinea alle correnti regionali, pure esse tanto spirituali e aristocratiche.
Nella volta dell’abside e raffigurato Cristo Re e Maestro, attorniato dagli apostoli Pietro e Paolo, dai simboli dei quattro evangelisti e, all’altezza delle finestre centinate, dai restanti apostoli. Cristo é seduto in trono: un libro aperto, poggiato sul ginocchio sinistro, reca scolpite le parole evangeliche: «Ego sum via, veritas et vita» (Gv. 14. 6).
Il dipinto ripete letteralmente (a distanza di almeno dieci secoli) il «Salvatore tra gli apostoli» del catino absidale della chiesa di S. Pudenziana in Roma, vero capolavoro dell’arte pittorica di Roma tra il finire del III secolo e gli inizi del successivo.
Seguono, sempre sulla parete Nord. le raffigurazioni delle virtù e dei vizi capitali.
I vizi, sono personificati (eccetto la Superbia) da donzelle che cavalcano diversi animali e sono in viaggio, una dietro l’altra, verso una meta a noi sconosciuta, dato che sulla parete di ponente non compare più... Satana sulla porta dell’Inferno o con in mano una grossa rete per «pescare» i viziosi




 

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